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Si può praticare la danza sportiva? Anche a coppie?

Non è certo questa la sede per esprimere valutazioni o fornire indicazioni su come comportarsi nella c.d. Fase 3 dell’epidemia da Covid-19.

Tutti ne seguiamo le vicende, ognuno ha la sua opinione e decide sul comportamento da tenere sia nel lavoro che nella vita privata, nel rispetto delle disposizioni che non possono che essere spesso mere indicazioni, da tradurre in protocolli specifici caso per caso, a livello più alto dagli organismi competenti, e a livello più basso da ogni singolo datore di lavoro, imprenditore, professionista, società o associazione.

Ciò che ci proponiamo di fare in questo articolo è verificare se, sulla base delle disposizioni oggi in vigore, può essere praticata la danza sportiva; e se sì, a che condizioni.

Non certo se ciò sia consigliabile, opportuno, sicuro o pericoloso: non lo sa con certezza nemmeno chi fa le leggi e i regolamenti, non lo sappiamo certo nemmeno noi.

1. Cos’è la danza sportiva?

Stante fra l’altro la recente e ben nota a tutti “ordinanza discoteche”, si impone in primo luogo di individuare il confine fra danza sportiva e ballo in generale.

Sappiamo tutti che non esiste una chiara definizione di attività sportiva, soprattutto per quelle attività nelle quali il discrimine fra attività sportiva e mera attività fisico/ludico/motoria pare essere spesso più quantitativo che qualitativo: dal ciclismo alla pesca, dal nuoto appunto alla danza.

Né è possibile individuare criteri oggettivi e certi, validi per ogni disciplina. Nel caso specifico della danza riteniamo (precisando fin da subito che si tratta dell’impostazione che ci pare più logica e ragionevole, ma sulla quale ben potrebbe esserci chi non è d’accordo) che ci si possa basare sulle modalità organizzative di essa:

è attività sportiva quando organizzata da Federazioni Sportive o Enti di Promozione sportiva riconosciuti dal CONI e dalle società o associazioni a loro affiliate, nel rispetto dei loro regolamenti

– non è attività sportiva quando svolta da singoli o gruppi, fuori da tale organizzazione.

Ben sappiamo che esistono miriadi di casi-limite, di situazioni che con questa distinzione paiono collocate “dalla parte sbagliata”, ma non ne vediamo una migliore.

Sarà quindi danza sportiva:

– agonistica, ogni manifestazione competitiva organizzata dai soggetti indicati qui sopra, nonché ogni attività propedeutica a essa: allenamenti, prove, seminari e workshop di perfezionamento, e così via, alle quali partecipino soggetti tesserati come atleti agonisti, in possesso fra l’altro del certificato medico appunto per la pratica agonistica

– non agonistica, ogni manifestazione non competitiva (saggi, esibizioni, ecc.) e ogni attività nell’ambito della danza organizzata sempre dai soggetti indicati qui sopra (corsi, lezioni private e di gruppo, ecc.) alle quali partecipino soggetti tesserati come atleti non agonisti, in possesso del certificato medico per la pratica non agonistica.

Non sarà danza sportiva il ballo fatto fuori dai contesti indicati qui sopra.

Per affrontare subito alcuni dei possibili casi che abbiamo detto sembrare collocati “dalla parte sbagliata”, sarà quindi danza sportiva la prima lezione di un corso principianti presso una a.s.d. affiliata a un ente di promozione, non sarà danza sportiva l’esibizione di un ballerino campione del mondo in un festival non organizzato dai soggetti sopra individuati; sarà danza sportiva il saggio di fine anno dei bimbi tesserati per una a.s.d. in un teatro o una discoteca affittata per l’occasione e non aperta al pubblico, e non lo sarà l’allenamento di una coppia che partecipa a competizioni internazionali, se fatto nella pista di una sala da ballo chiusa per la citata “ordinanza discoteche”.

Così inquadrati, i confini dell’attività sportiva giustificano anche il trattamento “di favore” che essa riceve: la danza nell’ambito di attività organizzata da una a.s.d./s.s.d. è possibile, perché:

– si tratta di un organismo riconosciuto (e sorvegliato) da CONI e FIDS o comunque da Enti di promozione riconosciuti dal CONI, nel quale si praticano attività specificatamente elencate nelle discipline riconosciute come sportive dal CONI

– ha un responsabile tecnico tesserato, si è dotata di un protocollo Covid sottostando alle specifiche regole federali, le lezioni/i corsi/le sedute di allenamento sono diretti e costantemente sorvegliati da istruttori/tecnici

– è assai raro e comunque molto contenuto il consumo di alcolici e non si svolge in orari eccessivamente tardi (salvo casi rarissimi, le scuole chiudono quando le discoteche aprono…)

e soprattutto per definizione non c’è assembramento, che tutti sappiamo essere il pericolo più grande.

Come anticipato, non ci è parso possibile individuare un criterio migliore, questo daremo quindi per acquisito.

2. Le disposizioni statali

L’art. 1, I comma, lettera “g”, del D.P.C.M. 11/6/2020 stabilisce che

a decorrere dal 25 giugno 2020 è consentito lo svolgimento anche degli sport di contatto nelle Regioni e Province Autonome che … abbiano preventivamente accertato la compatibilità delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori, in conformità con le linee guida di cui alla lettera f per quanto compatibili”.

E la citata lettera “f” stabilisce che

l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, ovvero presso altre strutture ove si svolgono attività dirette al benessere dell’individuo attraverso l’esercizio fisico, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo Sport, sentita la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), fatti salvi gli ulteriori indirizzi operativi emanati dalle regioni e dalle province autonome”.

In sostanza, quindi, la pratica degli sport di contatto – e ci pare fuor di dubbio che la danza lo sia – è consentita, nel rispetto delle disposizioni regionali (ci pare superfluo esaminare anche le linee guida dell’Ufficio dello Sport, atteso che le normative regionali ne hanno ovviamente tenuto conto).

3. Le disposizioni regionali

In data 25/6/2020 la Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome ha approvato un documento di “Proposte per la ripresa degli sport di contatto e squadra“, che è stato inviato a tutte le Regioni.

Tale documento, oltre a richiamare le disposizioni e le raccomandazioni statali (adeguata informazione, norme igieniche, pulizia e disinfezione di aree comuni, efficienza del ricambio d’aria con particolare attenzione agli impianti di condizionamento, ecc.) stabilisce quanto segue:

“- l’accesso potrà avvenire solo in assenza di segni/sintomi … dovrà essere rilevata la temperatura corporea: in caso di temperatura > 37.5 °C non sarà consentito l’accesso”.

“- Il registro dei presenti … dovrà essere mantenuto per almeno 14 giorni”.

Ma soprattutto fissa le seguenti due disposizioni di carattere generale:

– “mantenimento della distanza interpersonale minima di almeno 1 metro in caso di assenza di attività fisica e, per tutti i momenti in cui la disciplina sportiva lo consente, di almeno 2 metri durante l’attività fisica, fatta eccezione per le attività di contatto previste in specifiche discipline

– “per la declinazione rispetto alle specificità di ogni singola disciplina sportiva, si rimanda agli indirizzi approvati dalle rispettive federazioni”.

– Veneto: Allegato 2 all’Ordinanza n. 63 del 26/6/2020

5. Conclusioni

Le disposizioni statali demandano alla Regioni la regolamentazione dello sport di contatto, senza dettare limiti.

Pressoché tutte le Regioni hanno ammesso la possibilità di praticare sport di contatto senza rispettare le norme sul distanziamento se ciò è consentito dalle linee guida – protocolli delle singole Federazioni.

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